Arnesi per la carapigna
(foto Salvatore Paba)
Panorama di Aritzo

"Come è bello questo villaggio che appare sotto un sole primaverile in mezzo a colorazioni autunnali! Percorrere le stradette di questo paese è realizzare il sogno di un artista." Così scrisse di Aritzo il francese Gaston Vuillier nel 1891. Anche se d'allora le cose sono cambiate molto, Aritzo continua ad essere "il sogno di un artista". A 987 metri sul livello del mare, Aritzo siede sulla costa nord del monte "Genna de Crobu", che è la parte estrema e più settentrionale della montagna conosciuta come "Funtana Cungiada", una delle più alte di Sardegna. Con 1.596 abitanti, Aritzo occupa un territorio di montagna interna di 7.560 ettari.

Il territorio di Aritzo si presenta agli occhi del visitatore estremamente vario: le dolci vallate ricoperte di castagneti e noccioleti sono alternate da ripidi valloni, cime brulle, foreste di querce, boscaglia e macchia rigogliosa. Particolarmente suggestivi sono i paesaggi fluviali. Le acque del Flumendosa e dei suoi affluenti scendono a valle dalle cime del Gennargentu incassate in gole selvagge dai nomi paurosi come "Terra segada" o "Sa Trepide 'e s'inferru". Così come il paesaggio è suggestivo e incontaminato, così le acque sono limpide e pescose. Numerosi gli endemismi locali: la genziana maggiore, l'edera terrestre ("erba de funtaneddas"), il susino selvatico nano, la digitale purpurea, la peonia selvatica chiamata, per la particolare bellezza della sua fioritura, "rosa del Gennargentu". Le specie vegetali sono rappresentate, oltre che dal castagno, da numerose essenze mediterranee che trovano nel leccio la componente principale. Seguono, per importanza numerica, la roverella e il nocciolo, così come ginestre, biancospini, "Croccus". Fittissimi cedui di castagno e noccioleti fanno da corona al paese, mentre, in aree più lontane, maestosi e giganteschi castagni da frutto incutono riverenza e ammirazione. Sono presenti su tutto il territorio numerose specie di orchidee, alcune molto rare.

L'elevata eterogeneità ambientale del territorio aritzese ha consentito una marcata diversificazione faunistica con la presenza di popolazioni animali tra le più specifiche e caratteristiche dell'intera Sardegna. Il muflone (Ovis Musimon), esclusivo della Sardegna e della Corsica, è assai diffuso sulle montagne aritzesi che ne ospitano una delle più importanti e numerose comunità. Sono anche presenti la pernice sarda, la volpe, il cinghiale, la lepre, la donnola e la martora. Lunga la lista anche degli uccelli: si va dallo sparviero all'aquila reale, il gheppio, la poiana, il falco pellegrino.

Sulla montagna di fronte ad Aritzo si erge "
Su Texile", un gran masso calcareo che è stato riconosciuto Monumento Naturale. A vederlo da lontano dal paese ha l'aria di un torrione molto depresso, o d'un castello, d'un forte antico. La credenza popolare vuole che dall'alto di questa ruppe Sant' Efisio predicasse la fede cristiana alle genti barbaricine.

Nell'attualità Aritzo è conosciuto per due peculiari caratteristiche: il turismo e la laboriosità e spirito imprenditoriale dei suoi abitanti. Queste due caratteristiche hanno radici storiche. La storia turistica di Aritzo ebbe inizio nell'ottocento, quando le migliori famiglie cagliaritane introdussero l'usanza della 'villeggiatura' e presero a costruirvi le proprie dimore delle quali restano nel paese notevoli tracce. Il fenomeno della 'villeggiatura', che consisteva in un lungo soggiorno da maggio a settembre, si è andato modificando nel tempo e ha ceduto il passo a una moderna forma di turismo di massa, che vede il paese invaso nei mesi estivi da un esercito di villeggianti. Oggi Aritzo è uno dei più importanti centri turistici montani della Sardegna: gode di alberghi di tutto rispetto, con i suoi cinque moderni complessi, dotati di conforto e forniti di infrastrutture.

Lo spirito imprenditoriale degli aritzesi comincia a svilupparsi fin dal secolo scorso. Per capire questo fenomeno bisogna tenere presente che Aritzo, da oltre un secolo, non rimase isolato come tanti altri paesi di montagna, ma comunicava col mondo esterno ed in particolare con la pianura campidanese e con Cagliari. Tre cause: in primo luogo il commercio della neve e degli altri prodotti locali ("Sa carapigna", il torrone sardo, l'artigianato); in secondo luogo, la transumanza, che portava i pastori a soggiornare per lunghi mesi nell'Iglesiente e nella valle del Tirso; e infine, la abitudine di un certo numero di famiglie della borghesia cagliaritana di andare ad Aritzo in villeggiatura. Speciale menzione bisogna fare dell'industria della neve. Questa attività, che oggi può apparire quantomeno strana, ha costituito fino alla fine del secolo scorso, una delle principali occupazioni degli aritzesi. La raccolta della neve ("l'incetta della neve") veniva effettuata in inverno nella montagna Funtana Cungiada da una nutrita schiera di uomini detti "niargios". Costoro raccoglievano la neve con ceste e sacchi e la stipavano dentro apposite fosse (dette "domos de su nie") pressandola con i piedi e con tavole e ricoprendola con uno spesso strato di felci, paglia e ramaglie, raccolte da una schiera di fanciulli detti "Picciokos de filixe", oltre che da tronchi di legno e terra. In queste condizioni la neve si conservava fino all'estate, quando veniva prelevata, tagliata in grossi pezzi cilindrici e trasportata dai cavallanti in quasi tutti i centri dell'Isola, ove se ne consumava in grande quantità, prevalentemente per refrigerare le bevande.

Numerose sono le feste che si svolgono in Aritzo lungo l'anno e che completano l'offerta turistica del paese, oltre alla sua bellezza naturale ed al clima. Fra di esse spicca la Sagra delle castagne, l'ultima domenica di ottobre, che attira annualmente con grande successo fino a cinquantamila turisti. La manifestazione è una vera e propria fiera dei prodotti della montagna. Infatti, è diventata una vera e propria fiera dell'artigianato locale: frutti del bosco e i suoi derivati (nocciole, noci, funghi), prosciutti e salsicce, dolci tipici, prodotti della tessitura (tappeti, arazzi) e dell'artigianato del legno (cassepanche intarsiate, ferro battuto e oggettistica varia in legno), mostre di pittura e scultura, finimenti in pelle e selleria, campanacci e tante altre cose. Altre feste sono Il falò di S. Antonio Abate, il 17 gennaio; S. Isidoro, patrono degli agricoltori, la seconda domenica di agosto; la Notte di S. Lorenzo, aspettando l'alba a punta Lamarmora, il 10 agosto; la Festa de 'Sa Karapigna', a metà agosto, nella piazza Su Zurru; e S. Basilio, la prima domenica di settembre, dove ancora si organizza "su pinnone".

Il rodeo internazionale del cavallo allo stato brado si svolge nel mese di settembre, organizzato dall'Associazione Ippica Aritzese e dall'Amministrazione Comunale. Il rodeo, unico nel suo genere in Sardegna, è riservato ai cavalli selvaggi del Gennargentu; nato diversi anni fa, fu creato per tentare di sottrarre a morte certa e all'estinzione i numerosi e peculiari cavalli di montagna. Infatti, col ricavato del rodeo si può prendere cura, durante il rigido inverno, di questi splendidi animali. Il Rodeo di Aritzo è uno spettacolo avvincente e straordinario, in sintonia col selvaggio paesaggio che fa da scenario alla manifestazione.

Nell'ambito culturale, il Museo Etnografico della cultura e della civiltà pastorale e cittadina possiede quasi 5.000 reperti, collezionati, schedati e classificati, che fanno di questo museo uno dei più importanti della Sardegna.

La vita religiosa del paese gira intorno alla Chiesa Parrocchiale intitolata a S.Michele Arcangelo. Questa chiesa che ci appare oggi piacevole, ben proporzionata e anche elegante nella sua semplicità, ha origini molto antiche. È probabile che l'edificio originario, di dimensioni molto modeste, risalisse al XI secolo. Nel secolo XIV la chiesa venne ampliata e portata alle dimensioni attuali. Successivi interventi di una certa consistenza si ebbero nel '600. Agli inizi del nostro secolo l'edificio, trascurato da lungo tempo, doveva trovarsi in condizioni tali da rendere impellenti consistenti lavori di restauro. Il 14 maggio 1914 iniziarono i lavori che si conclusero il 30 settembre 1919. La spesa fu interamente pagata dal cav. Antonio Arangino. Nell'interno si conservano alcune opere degne di nota: un gruppo scultoreo in legno che rappresenta la "Pietà", probabilmente eseguito agli inizi del '700; la grande statua (alta m. 1,90) che rappresenta S. Cristoforo; una croce astile in argento cesellato e sbalzato in stile gotico-catalano, dal XV secolo; tre grandi tele del pittore aritzese Antonio Mura rappresentanti S. Teresa, il SS. Crocifisso e Sant'Ignazio da Laconi. Oltre alla parrocchiale, vi è ad Aritzo una sola altra chiesa, dedicata a S. Antonio di Padova, che sorge nella "Giarìa", e che apre le porte ai fedeli soltanto in occasione della "tredicina", che ha il suo culmine con la festività del 13 giugno. Le funzioni sono particolarmente interessanti per i "gozos" o "goccios", i canti in dialetto locale in onore del Santo, composti nel '600 e giunti fino a noi pressoché immutati. Fino a non molto tempo fa vi erano altre chiese, ormai sparite: la Confraternità del Rosario, la chiesa di S. Antonio Abate, la chiesetta di Santa Vitalia; molto cara agli aritzesi era anche la chiesetta campestre di S. Maria della Neve, che sorgeva in località "Arcu 'e giosso", e che era la chiesa dei "niargios", che ne curavano la manutenzione e vi organizzavano annualmente la festa.

(Fonte: Testi di ARITZO: Immagini di un centro della Barbagia, di Salvatore Pirisinu, e di Valentina Piras, Daniela Siddi, Sergio Curreli ed il Comune di Aritzo.)