La storia di Aritzo affonda le radici nel lontano Neolitico, come alcune testimonianze di cultura materiale ci hanno confermato. I ritrovamenti di manufatti, i resti di antichi siti abitativi ad Aradoni (le "domos de janas") e le tombe dei giganti rinvenute a "Su Carragione", ci fanno capire che la vallata era abitata dalla più remota antichità.

Ancor meglio documentata è la presenza di nuclei stabili di abitatori nel periodo della conquista Fenicio-Punica, così come anche di quella Romana. A testimonianza di quest'ultima vi è il ritrovamento di diversi reperti in località "Monte Longu" e "Antoni Sperizi".

Nel periodo medievale Aritzo dipendeva dal Giudicato di Arborea e, più in particolare, faceva parte della Curatoria denominata Barbargia di Belvì. Il feudalesimo non lasciò ad Aritzo gli stessi nefasti ricordi comuni a tanti altri paesi dell'isola: infatti, la Barbagia di Belvì, costituendo un feudo regio, veniva amministrata direttamente dalla Corona a mezzo di ufficiali regi. Aritzo conobbe la dominazione aragonese solo nel XV secolo, quando il Giudicato di Arborea venne trasformato nel marchesato di Oristano, alle dirette dipendenze della Corona spagnola. In seguito a questa trasformazione il paese conobbe un periodo di importanza amministrativa. Al '600 risale la costruzione di uno degli edifici più antichi e interessanti dell'intero abitato: il vecchio carcere. Questa costruzione è uno dei rarissimi esempi di edifici speciali realizzati in Sardegna in periodo spagnolo, quando nella nostra isola si costruivano solamente case e chiese.

Il dominio spagnolo ebbe fine intorno al 1760 con il subentro dei Sabaudi. Anche sotto i Savoia, Aritzo continuò a far parte del Regio Demanio, godendo di una certa autonomia, per lo meno fino al 1767, quando l'intera Barbagia di Belvì venne ceduta a tal Don Salvatore Lostia, dietro sborso di 45.000 lire sarde, che non costituì però un vero e proprio feudo ma una "Signoria dei redditi civili del real mandamento di Barbagia Belví": Lostia non aveva su di essa alcun diritto di vassallaggio sugli abitanti né giurisdizione civile o penale, ma solo il potere di potersi sostituire alla Corona nel riscuotere i pagamenti dovuti dai locali. In seguito alla abolizione dei feudi, nel 1839, anche questo venne riscattato dallo Stato; ma per la popolazione cambiò ben poco: le stesse imposte, anziché venire riscosse dagli esattori del feudatario, vennero da allora riscosse dagli esattori del regio erario. La storia recente di Aritzo è quella che lo accomuna alle vicende italiane sin dall'Unità d'Italia.

Nonostante la nascita di Aritzo sia da iscriversi ad una data ben anteriore all'anno 1000, questo paese si affaccia alla storia nella consistenza di un centro importante solo alla fine del secolo XIV. Nel trattato di pace fra il re Giovanni d' Aragona e la giudichessa Eleonora d'Arborea leggiamo infatti che anche Aritzo mandò i suoi rappresentanti fra quelle delle curatorie "de Mandraholisay et Barbagie de Bilbì" diretti a Sorgono e muniti di regolare mandato in data 14 gennaio 1388. Le adesioni furono sottoscritte, tra i vari rappresentanti, anche da "Laurencio Penna majore ville di Ariccu, Francesco Penna e Ioanne Penna juratis ac Gonario Mameli, Ioanne Furca et Petro Seche abitatoribus ville prossimae dictae".

Il nome Aritzo: sono numerose le spiegazioni che si danno sulla sua origine. Alcuni, lo fanno risalire a la voce fenicia "haratz" che vuol dire "forte, sicuro". Un'altra interpretazione vorrebbe far derivare la denominazione del paese dal basco "aritzu", che vuol dire "quercia". Un'altra teoria vuole che il nome Aritzo è da scomporre in "ara" e "itzo", ossia il territorio di proprietà degli Izzo, i quali, considerato il cognome antico-italiano, erano evidentemente i colonizzatori Pisani. Ma forse la spiegazione più corretta è quella che ci riporta alla lontana eredità nuragica: Aritzo significherebbe semplicemente, come ci suggerisce la radice nuragica AR (acqua), luogo in cui nascono le acque.

D'accordo con S. Pirisinu, è molto probabile che il nucleo originario dell'abitato, costituito da casette base in schisto con tramezzi e coperture in travi di castagno, sorgesse attorno alla fonte di "Giaria" e che si estendesse più avanti lungo la via scoscesa che, partendo da qui, da una parte saliva a oriente verso "Bau Funtana" e dall'altra, a settentrione, si spingeva verso la cosiddetta "Orruga de is Pirois". Con l'aumento della popolazione, l' abitato andò poi estendendosi nei rioni di "Sa perda acuzza" e di S'iscala 'e Valeri". Numerose abitazioni sorsero a ridosso della via che, passando davanti alla fontana più centrale del paese e alla chiesa parrocchiale, divenne ben presto la strada più importante e, per essersi sviluppata in periodi più recenti, anche la più regolare. Si tratta della cosiddetta "Funtana 'e Bidda". Lungo questa via, nel 1878, opportunamente allargata e in parte ristrutturata, venne fatta passare la strada carrozzabile provinciale che, attraversando il paese, lo metteva in comunicazione con la strada nazionale "Centrale sarda". In seguito alla intensa attività edilizia degli ultimi decenni, l'abitato si è espanso notevolmente: nuovi quartieri sono sorti in località "Pel de Maria", "Laoria" e "Funtana Orrubia".

Il paese, ultimamente, ha modificato in parte la sua fisionomia. Le vecchie caratteristiche case in schisto, povere ma dignitose, che con la loro semplicità avevano in passato affascinato tanti viaggiatori, hanno in gran parte ceduto il posto a nuovi edifici. Anche le belle balconate di legno, che per tanto tempo hanno marcato la semplice architettura locale, sembrano oggi condannate a scomparire.

Lo sviluppo delle attività turistiche e l'arrivo continuo di persone sensibili agli aspetti ed ai valori della tradizione, hanno contribuito a rendere la popolazione e gli amministratori di Aritzo più sensibili a questo genere di problemi. Infatti, dal 1983 esiste un piano di salvaguardia e di recupero del centro storico, che prevede il controllo del nuovo sviluppo edilizio e la conservazione di alcuni particolari architettonici come gli stessi balconi in legno, alcuni porticati, le residue murature in schisto, eccetera.


(Fonte: Testi di ARITZO: Immagini di un centro della Barbagia, di Salvatore Pirisinu, e di Valentina Piras, Daniela Siddi, Sergio Curreli ed il Comune di Aritzo.)