Belví, con 810 abitanti, capitale della Barbagia omonima, è situato a 791 metri sul livello del mare nel centro della Sardegna, un pò spostato ad oriente e, come dice il De Villa, "difeso e sollevato dai suoi monti". Si tratta di due tipi di montagne diverse per struttura e natura: ad ovest si trova la fine del lungo braccio calcareo dei tacchi, i cosiddetti "Tonneri" o "Meseddos"; ad est del paese si erge la catena Gennargentu, rocce composte da scisti molto antichi, fino ad arrivare alla vetta di punta Lamarmora con i suoi 1834 metri s.l.m. L'abitato si trova nella costa del monte "Genna de Crobu".

Il territorio del Comune di Belvì, nella zona altitudinale di montagna interna, si estende per circa 1810 ettari di declivi montani che diversificano la flora a seconda dell'altitudine e delle condizioni climatiche differenti. All'interno del territorio possiamo distinguere folti boschi di ciliegi, noccioli, noci, castagni, roveri, lecci e agrifogli. Nelle aree rocciose e ventose e soleggiate è possibile scorgere il ginepro, l'ulivo, il pero selvatico e i pomi. Nelle cime sono diffuse il timo e altre erbe aromatiche perenni. Molto diffusi sono il cisto, l'erica scoparia, il corbezzolo e la ginestra. In fine, il castagno, insieme ai pini predilige, le zone alte e nevose.

Ai piedi del colle ove si erge il paese scorre un ruscello che da "Iscala e jeressia" attraversa fino a valle i ruderi degli antichi mulini che testimoniano una economia passata. Numerose sono ancora le località appartenenti all'agro di Belví dove si possono ammirare boschi di leccio e roverella nonché castagneti e noccioleti; ne sono un esempio la foresta di "Istiddi", le località di "Nerca", "Lagosu", "S'orroma", dove è possibile trovare diverse sorgenti di acqua oligominerale che si mantiene fresca anche in pieno periodo estivo. Tra le molte amenissime vallate è degna di menzione speciale la detta "ISCA DI BELVÌ", lunga oltre tre chilometri, la quale, "per la varietà di fruttiferi, per le innumerevoli specie di alberi e di erbe che coprono e vestono le pendici ed il fondo, per la degradazione dei colori e la loro diversità e per la meravigliosa forza che ha la vegetazione, e dal suolo e dal cielo offresi all'occhio come la delizia d'una bellissima pittoresca prospettiva", come la descrisse Vittorio Angius nel 1834.

La fauna di Belvì annovera diverse specie che ancora si conservano grazie alla tutela del territorio. Sono presenti in particolare: il cinghiale, la donnola, il corvo reale, l'astore, la volpe, il picchio, il verdone, la rondine, il colombaccio, la ghiandaia e tanti piccoli mammiferi come la lepre e il gatto selvatico. Alcuni di questi animali sono stati protetti perché in via di estinzione; altri, come il cinghiale o il colombaccio, si possono cacciare nei periodi consentiti.

Oltre alla sua bellezza naturale ed alle caratteristiche urbane che offre come paese di montagna, Belví offre ai visitatori due attrattive molto particolari: il Museo di Scienze Naturali e le sue chiese. Il Museo nasce inizialmente come risultato dei lavori d'investigazione realizzati per il professor Friedrich Reichsgraf Von Hartig, studioso di fama internazionale di entomologia ed ecologia, che capitato per caso nel paese agli inizi degli anni settanta e avendo trovato la zona de estremo interesse per le sue ricerche, vi si trattenne per diversi anni. L'input dato dal professore Hartig ha segnato l'avvio della raccolta di reperti che, grazie anche alle donazioni da parte di privati, che continua ancora oggi, ha consentito l'espansione e l'arricchimento del patrimonio museale. Infatti, il 4 marzo 1980 si costituisce la "Associazione Amici del Museo di Scienze Naturali". Nel mese di agosto successivo venne ufficialmente inaugurato il Museo ed aperto al pubblico. Gli scaffali e vetrine furono fornite gratuitamente dagli artigiani di Belvì. Il museo è dotato di un laboratorio di tassidermia, di classificazione e di una biblioteca scientifica. Attualmente il suo percorso si articola in cinque sale disposte come segue: mineralogia, paleontologia, entomologia, ornitologia, mammologia, erpetologia e malacologia. Il museo è visitabile per 365 giorni l'anno grazie alla disponibilità di alcuni soci che gratuitamente ne garantiscono la apertura continua.

Le chiese di Belvì. La Chiesa Parrocchiale di San Agostino è situata nel centro del paese. Non si conosce l'epoca esatta a cui risalga la sua costruzione, ma, poiché è di stile romanico, la sua data di nascita, almeno nelle forme attuali, non dovrebbe essere anteriore al XVI secolo dopo Cristo. In questa Chiesa bisogna segnalare due bellissimi altari in legno, probabilmente costruiti nel 1815, dedicati a S. Antonio Abate e alla Vergine del Rosario, rispettivamente. L'Altare maggiore è in marmo (1910) e dietro sta il coro in legno di noce massiccia (1862). Nella nicchia dell'altare maggiore sta la vecchia statua di S. Agostino, pregevole per fregi e dorature che li fanno simili a quelli dell'altare maggiore della parrocchia di Desulo, che sono forse del 1400. La croce d'argento parrocchiale è pregevole lavoro del 1600-1620. La Chiesa di San Sebastiano, situata alla periferia del paese, al confine con Aritzo, affiancata all'omonimo cimitero ora in disuso, era un tempo una chiesa campestre perché lontana dal centro abitato, ma ora è inclusa nell'area urbana con l'espansione edilizia. La chiesa, di costruzione relativamente semplice, è tuttavia molto antica. Viene utilizzata ora poche volte l'anno; in particolare nella Settimana Santa: la Domenica delle palme avviene qui la benedizione e la consegna delle palme. La Chiesa di Santa Margherita sorge sull'omonimo colle circa un chilometro dal centro abitato. È una piccola chiesa immersa nel verde delle valli belviesi ma ha una storia molto antica e suggestiva. Infatti, secondo una vecchia tradizione, il sito del paese in tempi remoti era forse localizzato in mezzo alla vallata di Iscra e precisamente intorno al vicino colle de S. Margherita e, quindi, la antica chiesa sulla spiantata del colle sarebbe l'antica parrocchia di Belvì in tempi remoti, tanto che è sconosciuta la sua datazione. I belviesi hanno sempre dimostrato un grande attaccamento sia al luogo particolare sia alla stessa chiesetta. Ciò spiega perché questa sia stata più volte restaurata, come la si può ammirare tutt'oggi mentre ancora spicca nella sua semplicità immersa in quella verde e soleggiata vallata.

Pero, non si può parlare di Belví senza fare particolare menzione alle sue Feste e manifestazioni paesane. Fra di esse spiccano i Riti della Settimana Santa, colla "Lavanda dei piedi", "s'Icravamentu" e "s'Incontru". La Festa di Santa Margherita sul Colle si svolge nella prima domenica di giugno; tutte le manifestazioni si svolgono sull'omonimo colle dove ha siede la chiesetta intitolata a la santa martire. La Sagra delle Ciliegie e delle Caschettes richiama a Belvì molti visitatori e si svolge la seconda domenica di giugno. Le "Caschettes" sono un dolce tipico di Belvì che si distingue per la sua originalità e particolarità. Ha origini remote che risalgono agli inizi del 1600: veniva infatti presentato nelle occasioni più importanti della vita sociale della comunità come i matrimoni, dove il dolce veniva offerto dallo sposo alla sposa per omaggiarla; inoltre veniva presentato durante le feste religiose più importanti. La Festa di San Agostino è la festa patronale del paese e si festeggia il 28 agosto durante tre giorni. Alla manifestazione religiosa si affianca quella civile che si svolge con intrattenimenti folcloristici e musicali e spettacoli pirotecnici.

(Fonte: Testi di "BELVI: Un percorso fra storia e tradizione", a cura di Agostino Onano, Claudio Arangino e Michele Marotto.)