.... Fippo operàiu 'e luche soliana
..........
Cada corfu 'e marteddu
allughia unu sole
e su drinnire
de una musica 'e framas
mi ingravidabat su coro
e mi prenebat sos ocros
de unu mare 'e isteddos


Ero operaio di luce di sole,... ogni colpo di martello accendevo un sole...

Con questi versi il poeta, che spesso vede prima degli altri, che vede quello che gli altri non vedono, dipinge l'immagine del ramaio che nella sua bottega buia crea splendidi oggetti luminosi.
Pietro Mura, giustamente considerato tra i più grandi poeti in lingua sarda del Novecento, vede e ricrea la bellezza delle immagini e dei suoni di un antico mondo che scompare e così li salva nella sua opera perché non si perdano e siano nuovo seme per l'uomo di domani.

Con altri mezzi, e cioé attraverso la realizzazione di un museo, noi oggi siamo consapevoli di dover rifare la stessa operazione. I compiti principali del Museo quindi sono: salvare, conservare, studiare e riproporre a noi stesi e agli altri, mossi dall'amore per queste realtà dell'arte del rame e della tessitura, che hanno profondamente segnato la fisionomia stessa della comunità isilese, e per secoli sono stati essenziali all'economia e alla vita sociale e che tuttora sono vitali, e crediamo, capaci di essere fonte di nuovi impulsi produttivi per la cultura, l'economia e l'arte delle nuove generazioni.

Il suono della martellatura del rame per secoli ha riempito le strade di Isili, così come i suoni del telaio hanno echeggiato in ognuna delle sue case. Essi non sono per noi solo un ricordo ma sono il simbolo stesso dell'animo operoso degli isilesi di ogni tempo.

Ogni oggetto creato dai ramai, ogni tappeto, ogni arazzo tessuto dalle nostre artigiane era ed è un pezzo unico, spesso vera opera d'arte, dove la fantasia non di un solo individuo ma dell'intera comunità si sposa con la funzionalità dell'oggetto; i colori e disegni ne accrescono il valore senza intaccarne l'essenzialità delle linee e delle forme.

Il rame, la lana, le tinte per colorare il filati, provengono dalla terra, dagli animali, dalle piante, dalle radici: sono prodotti "naturali", estratti, ricavati, trasformati per creare oggetti che fino a qualche decennio fa erano pentole, craddaxus, casseruole, braceri che venivano utilizzati nella vita quotidiana e insieme ad arazzi, tappeti, coperte, bisacce, erano la dote di ogni sposa. La varietà del loro assortimento denotava lo "stato sociale" delle famiglie: ricche o povere a seconda dell'abbondanza e ricercatezza della "dote".

Il momento della apertura del Museo che giunge dopo un lungo e non facile percorso è in realtà solo l'inizio di un nuovo cammino tutto da percorrere e dovrà vedere partecipi insieme amministrazione, studiosi e cittadini.

Diviso in due sezioni, una dedicata al rame, l'altra alla tessitura, affidate per la progettazione ad esperti di alta professionalità e realizzate grazie alla collaborazione degli artigiani locali.

                                                                        Il Sindaco
                                                                     Orlando Carcangiu


Comitato scientifico del
Museo per l'Arte del Rame
Tatiana K. Khirova, coordinatore
Chiarella Addari Rapallo, Antonietta Dettori, Anna Saiu Deidda, Paolo Amat di Sanfilippo

Museo per l'Arte del Tessuto
a cura di Piero Zedde

Realizzazione dei manufatti tessili
Doloretta Ghiani, Maria Daniela Ghiani, Anna Maria Ghiani

Fotografia panelli espositivi museali:
Gian Carlo Deidda