Discorso del Sindaco all'arrivo a Laconi 

dell'Urna di Sant'Ignazio

Laconi- Piazza Marconi 22 Agosto 2001- ore 20,00

E’ festa grande oggi per Laconi e i laconesi ed è per tutti motivo di orgoglio essere qui riuniti per accogliere Sant’Ignazio, il nostro più illustre concittadino, il Santo più amato e venerato nell’isola, nella tappa del pellegrinaggio che lo vedrà nei 120 Comuni della Sardegna.

Per questo ti diciamo "Bene torrau Santu Frennaziu" !

Ci piace che resterai tra noi, nel tuo paese, per dieci giorni. Non ti nascondiamo che avremo voluto che restassi di più o magari ospitarti tutti gli anni almeno per un mese. So che anche tu come laconese sai, anche quando le vicende della vita ci costringono a lasciare Laconi, qual’ è la nostalgia e la forza interiore che ci spinge a ritornare nel nostro paese.

E’, se vuoi, una richiesta che rivolgiamo ai tuoi confratelli, alle Autorità Religiose, con prudenza e discrezione, adesso che possiamo ospitarti in una Chiesa e nei luoghi a te cari resi più accoglienti.

E’ un dono che ti abbiamo voluto fare come laconesi, perché avevamo un debito con te, soprattutto quest’anno, nel 3° centenario della nascita e nel 50° anniversario della tua canonizzazione.

Nessuno deve poter dire, neanche velatamente, che Laconi non onora al meglio il suo Santo.

Quest’anno è stato veramente e giustamente particolare. Il Comune e la Parrocchia, con la collaborazione di associazioni, comitati e cittadini, hanno promosso tantissime iniziative. In questo modo abbiamo avuto la possibilità di approfondire la conoscenza di Sant’Ignazio, anche in quelli aspetti meno noti ai tanti fedeli e cittadini.

Abbiamo potuto così apprezzare le sue grandi doti morali e umane, oltre quelle religiose e di Santo che ben conosciamo e ci sono più note.

Quello che è emerso da questi studi e riflessioni è una bellissima immagine di Sant’Ignazio: il Santo degli umili, il Frate Cappuccino al servizio dei più deboli, che portava conforto spirituale e materiale ai più bisognosi. Un amico sincero, che portava una parola di pace, di cui abbiamo sempre tutti bisogno.

Questa scelta di vita Fra Ignazio la fece in un contesto storico caratterizzato dalla fame, dalle carestie e pestilenze, dove non mancavano gli speculatori, gli usurai e dominavano nella realtà dei nostri paesi e città i potenti senza scrupoli, che nella maggior parte dei casi erano insidiosi e prepotenti.

La vita di Sant’Ignazio è stata veramente difficile a volte ci dicono i suoi biografi non veniva compreso neanche dai suoi confratelli.

La sua storiografia ci dice che fu persino fatto oggetto di pesanti calunnie, Lui che teneva alla sua integrità morale e spirituale. Calunnie dettate dall’invidia, da parte di chi sentendosi debole non era in grado di rapportarsi correttamente agli altri. Ma Lui perdonava e andava avanti per la sua strada, rispettando anche chi non lo rispettava, lasciando aperto sempre il dialogo con tutti, perché capiva che l’assenza di confronto portava ad inaridire i cuori ed incattivire l’animo delle persone. Sicuramente molti di noi, che hanno partecipato agli incontri e dibattiti su Sant’Ignazio, si sono chiesti quale può essere l’attualità del messaggio e della vita di Sant’Ignazio.

La mia impressione è quella che se Sant’Ignazio fosse, oggi, vivo e operante qui in mezzo a noi, sarebbe sempre dalla parte degli ultimi, delle classi popolari come direbbero altri.

Certo non più nel piccolo mondo in cui Lui ha vissuto, ma nel mondo di oggi, globalizzato, dove ancora dilagano la fame, le malattie e le guerre. Sarebbe con i Suoi confratelli, con i missionari, con il volontariato laico, con le organizzazioni governative e non governative, con l’O.N.U., per cercare di portare in tutte le parti del mondo sollievo e conforto, oltre alla speranza in un mondo nuovo, più umano, più giusto, più solidale tra gli uomini.

Questa mia convinzione sull’attualità del messaggio di Fra Ignazio, sta nelle parole che Padre Giovanni Atzori il Provinciale dei Cappuccini mi ha detto recentemente, quando gli ho fatto gli auguri per la sua riconferma a Ministro dei Cappuccini: "Avrei voluto fare il missionario in Africa, dove sono gli ultimi".

Non so se questo mio pensiero su Sant’Ignazio è condiviso, però è quello che io sono riuscito a capire dallo studio fatto su questa figura assolutamente straordinaria, presente nella nostra vita, nella storia e nella cultura dei sardi.

Ma a noi laconesi piace pensarlo anche quando da bambino e poi da ragazzo era a Laconi.

Vogliamo immaginarcelo giocare con gli altri bambini del suo vicinato, e poi più grande recarsi a cavallo nella vigna e nell’orto dei suoi genitori o risalendo le strette vie del centro storico per andare in chiesa a pregare.

In questi momenti di vita quotidiana, con i suoi genitori Mattia Peis e Anna Maria Sanna, con sua sorella Suor Agnese, trascorrendo il tempo nella sua modesta casa, lo immaginiamo assorto ad ascoltare gli insegnamenti che venivano allora quasi unicamente dalla famiglia, oltre che dalla comunità.

Laconi non ha dimenticato tutto questo e lo scorso anno, in ricordo di un miracolo, gli ha dedicato un altro monumento in "S’Atza ‘e Carradore", quasi a protezione del paese.

Anche il Santuario, che gli abbiamo dedicato non è come tanti altri, ma nei luoghi dove si svolgeva la sua vita, in quella parte del centro storico tra la sua Casa Natale e la Chiesa. E’ questo un programma molto ambizioso che richiederà tempo, ma, lo stiamo portando avanti con convinzione e determinazione. Il prossimo passo sarà quello di realizzare la Casa – Museo, dove si possa raccogliere tutto ciò che si è scritto, detto e fatto in suo onore, anche con sistemi informatici e multimediali moderni.

A questo stiamo lavorando congiuntamente la Parrocchia, i Cappuccini e il Comune. Tutto questo, Sant’Ignazio, lo vogliamo fare per onorarti al meglio, prima di tutto come Santo, ma anche come uomo, come cappuccino, come nostro fratello e concittadino che ha speso tutta la sua vita per i suoi ideali di fede religiosa per la Chiesa e per i più umili e bisognosi.

Il Sindaco

Dott. Ignazio Paolo Pisu