I numerosi reperti archeologici, alcuni di notevole importanza, trovati nel territorio di Samugheo indicano che tutta la zona è stata abitata dai protosardi, dai prenuragici e dai nuragici. Le stelle antropomorfe (menhir) della civiltà prenuragica, i nuraghi, le tombe dei giganti della civiltà nuragica, le domus de janas, sono la tesimonianza di popoli che lasciarono nel territorio tracce della loro presenza. Fra questi reperti, di particolare interesse sono i nuraghi conosciuti coi nomi di Piarba, Taccu e Perdaddossu. La zona è stata abitata, al meno, dal III millennio avanti Cristo. Nel territorio si trovano anche reperti appartenenti al periodo punico.

Durante il periodo medievale Samugheo appartenne al giudicato di Arborea (curatoria di Mandrolisai). Durante il periodo della dominazione romana sull’Isola, "è da presumere che la zona non abbia tardato ad essere romanizzata, sia per la vicinanza al Forum Traiani (oggi Fordongianus), sia per i numerosi reperti romani rinvenuti nei dintorni. Le epigrafi romane dovevano essere tanto numerose che non è difficile trovarle inserite ancora oggi nelle antiche costruzioni trachitiche del paese", spiega Dolores Turchi.

Le tracce della dominazione bizantina si trovano soprattutto in alcune costumanze religiose e, in modo particolare, nei nomi delle chiese di Samugheo: Santu Miale, Santu Migianu, Santu ‘Asile, Santu Srebastianu e Santa Rughe; vuol dire, San Michele, San Gemiliano, San Basilio, San Sebastiano e Santa Croce. Al periodo bizantino appartenne pure il leggendario Castello di Medusa, una roccaforte costruita in posizione strategica per sbarrare il passo ai montanari.

Alla fine della dominazione romana, Samugheo passò sotto il marchesato di Oristano e nel 1711 al feudo dei Valentino, subendo la dominazione della corona di Aragona e successivamente la colonizzazione spagnola. Le tracce di questo periodo sono individuabili nella lingua, nell’architettura e nelle consuetudini.

Sull’origine del nome di Samugheo esistono due principali teorie. Secondo una prima versione, forse la più nota, il nome Samugheo proviene del nome della antica chiesa di San Miguele, detta in catalano San Migueu e poi corrottosi succesivamente in Samugheu. L’Angius, nel Dizionario del Casalis, scrive: "... San Michele, detto in forma catalana San Migueu. Dal nome di questa chiesa, che fu già la parrocchiale del paese, come provasi da scritture antiche, questo paese prese il nome che conserva ancora." Lo Spano, invece, afferma che l’origine del nome Samugheo è fenicio e che deriva da Samach, che vuol dire "fermo, luogo sicuro". È da segnalare che in diversi documenti storici il nome del paese appare scritto in diverse forme; per esempio, "Simagleo" e "Sumugleo", nel testamento di Ugone III, giudice di Arborea, redatto il 4 aprile 1336; "Sumucley", in R.D.I. Sard. dal 1341. "Simagleo" e "Simocleo" in R.D.I. Sard. del 1350. Nell’atto solenne di pace che viene stipulato nel 1338 tra la giudicessa Eleonora d’Arborea e il re Giovanni d’Aragona, appare come "Summungleo".

Nel 1698, Samugheo risultava uno dei paesi più popolati della contrada del Mandrolisai. Secondo il censimento di quell’anno, aveva 288 fuegos (famiglie soggette al pagamento delle imposte), con una popolazione di 1289 abitanti, di cui 646 uomini e 643 donne. Nel 1857, nel suo Dizionario Corografico, lo Stefani descrisse così il paese: "Samugheo... comune del mandamento di Sorgono, provincia di Oristano... popolazione 1630 ab., case 406, famiglie 416".Pochi anni dopo, nel 1895, lo Straforello, nella sua Geografia dell’Italia, scrisse: "Samugheo (2281 ab.)... in aria saluberrima, sull’orlo di uno di quei frequentissimi altipiani che danno un aspetto singolare alle montuosità dell’isola, e fra alcuni rialzi del suolo, bagnati dall’Araxisi, abbondante di pesci ed affluente del Tirso". Nel 1952, la Guida d’Italia segnalava una popolazione di 3963 abitanti.

Di notevole importanza nella storia di Samugheo sono le sue chiese. La Chiesa di San Michele, oggi sparita, ritenuta dalla tradizione la più antica del paese, compare in documenti del secolo XVI. Però, è opinione generalizzata che la sua costruzione debba essere portata indietro di diversi secoli. Scrive B. Guirisi che nel 1611 l’Arcivescovo Antonio Canopolo si riferì alla chiesa dicendo che "il recinto di quella chiesa era destinato a servire da campo santo fin da tempi immemorabile". La chiesa di San Michele fu abbandonata e la parrocchia trasferita alla chiesa di San Sebastiano martire. Non si sa con certezza la data di costruzione di questa chiesa, però lo Spano la fa risalire a una data intorno al XIII secolo. La chiesa parrocchiale di San Sebastiano è situata al centro del paese, a croce latina, con quattro cappelle laterali aggiunte in epoca successiva; le arcate di accesso alle cappelle, diverse tra loro, rivelano uno stile tardo-gotico. Interessante la facciata e il campanile a canna quadrata. All’interno, di particolare interesse un pulpito in legno finemente intagliato e dipinto, due dipinti raffiguranti la Madonna, un organo a canne della seconda metà dell’Ottocento e un coro ligneo. La chiesetta campestre di San Basilio, anche conosciuta come la "chiesa del santo guaritore", fu ultimata quasi certamente nel 1597 e costruita mediante varie questue tra gli abitanti, che avevano promesso di edificarla come ringraziamento al santo a cui si erano rivolti per chiedergli la fine di una grave pestilenza che falciò un buon numero di persone. La chiesetta ha un’unica navata con due piccole cappelle laterali e un campanile a vela sul lato sinistro. La chiesa di Santa Maria di Abbasassa, costruita sui ruderi di un tempio dedicato a Cibele, pare, secondo antichi documenti, che sia stata edificata nel 1480 col nome di Santa Maria ‘e su Mesu Mundu ed abbandonata verso il 1845. La chiesa fu riedificata nel 1931, in seguito ad un voto fatto da un giovane di Samugheo, Giovanni Deidda.

 

(Fonti: testi di SAMUGHEO, di Dolores Tarchi; Guida dell’Entroterra Sardo, Instituto Geografico De Agostini.)