Seulo ha una storia antichissima. I moltissimi resti archeologiche che esistono nel territorio sono la sua testimonianza. Molti di questi resti appartengono al neolitico. I numerosi nuraghi testimoniano la presenza umana nel territorio nell’età prenuragica e nuragica. Fra di essi, i più conosciuti e vicini all’abitato sono i nuraghi Nuraxeddu e Nuraxi de Pauli. Di quelli che sono ormai spariti rimane una numerosa toponomastica: Pala ‘e nuraxi, Nuraxi mannu, Nuraxi ‘e su Lussu, Nuraxi ‘e Nudurei, ecc.. Nel territorio sono stati ritrovati numerosi sepolcri prenuragici e nuragici (Sa Rutta de is Bituleris, Stampu Erdi, eccetera). L’abitato più importante dell’epoca era, senza dubbio, la "città" di Ticci, che sorgeva nella sommità di Taccu ‘e Ticci. Lí ci sono i resti di un villaggio apogeico costituito da numerose capanne con basi circolari in pietra e all’interno cocci di vasellame e schegge di ossidiana di varia grandezza, che il La Marmora descrisse nei suoi appunti. Posto in posizione dominante, permetteva a i suoi abitanti il controllo delle vie d’accesso e la rapida predisposizione alla difesa in caso di attacco di potenziali nemici.

Sono presenti ancora alcune Domus de Janas, chiamate impropiamente "forrus" per la loro somiglianza agli antichi forni per il pane. Uno dei reperti più importanti trovati nel territorio (nella località di Stampu Erdi) è di un teschio con segni di cicatrizzazione conseguente ad un intervento chirurgico, che ora si trova del museo archeologico di Cagliari.

Altri anfratti, opera dell’uomo si possono osservare sparsi, in località Strinchinisei e Tonnolù: scavati nello schisto variano dalla celletta unica a pianta circolare alla pluricellulare con atrio a due o tre cellette sicuramente usate per inumazioni collettive. Queste sepolture sono la naturale progressione delle primitive inumazioni lapidarie che si riscontano in Su Cannisoni alla base del Taccu ‘e Ticci.

Per spiegare l’origine del nome Seulo ci sono diverse teorie. Lo Spano afferma che il termine "Seulu" deriva della voce fenicia "Scial", vuol dire: volpe. Massimo Pittau ritiene che el toponimo "Seulu" sia quasi sicuramente preromano e probabilmente nuragico, e afferma che è quasi del tutto isolato nell’ambito del sistema lessicale sardo ed anche di quello toponomastico". Raffaele Sardella, invece, sostiene che è possibile ricostruire il toponimo "Seulu" come segue: SE + UL. "Ul" è un verbo che significa "trebbiare", battere, colpire". Un senso meno probabile del toponimo e: SE + ULU, vuol dire: deposito di cereali in genere. E finalmente, SE-UR = la raccolta dei cereali.

Nel territorio di Seulo non ci sono tracce né fenicie né puniche. Questo indica, secondo Genziano Murgia "che dette popolazione non raggiunsero questo territorio, anzi è presumibile che proprio in seguito alle invasioni puniche Seulo, come del resto le altre popolazioni barbaricine, abbia incominciato a rompere i collegamenti con i paesi della pianura e ad intraprendere una nuova storia fatta di isolamento e di vita grama".

Gli abitanti di Seulo non si arresero neanche all’Impero Romano e resistettero finché Ospitone, alla fine del ‘500, non si convertì al Cristianesimo con tutti i suoi sudditi. Ancora esiste una lettera che inviò a Ospitone il Papa Gregorio Magno, nel 590, per congratularsi dell’avvenuta conversione.

Nel periodo che va dalla conversione di Ospitone sino alla conquista spagnola, Seulo segue le vicende e le sorti del resto della Sardegna. Se si vuole attribuire un significato storico ai toponimi S’enna ‘e moris e Su ‘au ‘e is Saracenus bisognerebbe ammettere la presenza, anche se breve, degli Arabi.

Nel periodo dei Giudicati Seulo fecce parte dal Giudicato di Cagliari. In quel periodo Seulo ebbe un posto di rilievo in quanto fu sede di Curatoria ed il Curatore amministrava anche le ville di Sadali, Esterzili, Seui ed Ussassai. Alcuni studiosi della storia credono che fu in questo periodo che diedero a tutta la zona il nome di Barbagia di Seulo.

Dopo la caduta dei Giudicati (1120) Seulo passò, con il resto della Sardegna ai Pisani. Sotto la dominazione degli Aragonesi, che divisero la Sardegna in feudi, Seulo fu affidato nel 1420 al feudo dei Carroz. Nel 1557 passò al feudo di Mandas, ove rimase fino all’arrivo dei Piemontesi (1720). Sotto i piemontesi rimasero bassi tanto l’attività economica come il livello culturale. Nel 1847 solo 12 bambini frequentavano la scuola e gli alfabetizzati del paese erano appena 20. Del Piemonte il paese seguì tutte le vicende politiche e belliche sino all’Unità d’Italia, con contributo di uomini e di mezzi finanziari.

Il ventennio ‘50-’70 è stato, secondo il Murgia, "forse il periodo più intenso e significativo della storia del paese e caratterizzato da un dinamismo economico e culturale di grandi proporzioni. Tutti i bambini in età scolare frequentarono le scuole d’obbligo e molti, moltissimi anzi, nonostante le difficoltà, proseguirono gli studi medi e superiori. I risultati furono positivi: il paese raggiunse, in proporzione al numero degli abitanti, il maggior numero di diplomati e laureati di tutta la Sardegna i quali contribuirono a modificare radicalmente il livello culturale. In detto periodo gli stessi bar (non c’erano altri punti d’incontro) erano diventati centri culturali e di dibattito politico. Il resto è storia di oggi."

 

(Fonti: Tesi di Genziano Murgia, Giuliano Frau e AT Pro Loco)